Scafisti Everywhere

 

 

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Lo scafista è il nuovo nemico. Tutto dipende da lui, è lui che carica i barconi, è lui che li fa affondare è lui che gestisce il traffico dei richiedenti asilo dall’Africa Sub-sahariana alle coste del Magreb. E’ lui ed è tutta colpa sua. La soluzione? Fermare gli scafisti per fermare l’esodo e le stragi. La soluzione della comunità internazionale sembra essere questa l’hanno trovata e l’attueranno, sofisticati sistemi di intelligence e droni pronti a distruggere le imbarcazioni pronte a salpare.

Ma la cosa strana è che nessuno si è chiesto come sia possibile fermare un continente che si muove arrestando qualche centinaio di malavitosi. E’ un pò come se pensassero di fermare il traffico di cocaina internazionale arrestando i pusher che vendono le buste in piazza. In fondo c’è la necessità di un capro espiatorio comodo.Un tappeto sotto il quale nascondere la polvere di una comunità internazionale che ha inventato il diritto di asilo, ma che ora ha paura di attuarlo fino in fondo perchè pressata da un’opinione pubblica xenofoba che vede nell’immigrato e nel rifugiato un parassita pronto a rubare pezzi di welfare a degli autoctoni sempre più disoccupati.

Nessuno poi pensa che dietro alla gestione criminale dei flussi migratori ci sono delle persone, con delle speranze e degli obiettivi o senza speranze . Guardiamola dal punto di vista di una persona che fugge da un conflitto.

“Sono Saidu, la mia casa è stata bruciata dai ribelli, loro mi cercano, cercano me e la mia famiglia. Ho un fratello in Danimarca che è partito qualche hanno fa, lo voglio raggiungere. Come posso fare?

Mi incammino, fuggo dal mio villaggio insieme a altre migliaia di persone, raggiungo la capitale. Mi rivolgo all’ambasciata Danese, non mi fanno entrare. Il mio passaporto non permette di raggiungere l’europa in nessun modo. Non ho più una casa, ho solo la speranza di raggiungere un luogo sicuro. Sento mio fratello mi faccio mandare dei soldi. Delle persone mi hanno detto che per 3000 euro mi faranno raggiungere l’Europa, conosco bene quali sono i rischi, ma non ho alternative, qui non ho più niente, mi cercano ho paura devo andare via.

Hanno comprato la mia speranza. Accetto di partire.”

Questo fannoi trafficanti, comprano speranze. Perchè il mercato delle certezze è finito, le organizzazioni internazionali e gli stati di arrivo non ne forniscono, giusto se riesci a sopravvivere alla tua odissea personale e a raggiungere in qualche modo il confine, allora da quel momento, loro malgrado, un pò schifati iniziano ad occuparsi di te.

Tutto questo per sottolineare che gli scafisti sono solo l’ultima ruota di un carro che viaggia sospinto dalle mancanze di una politica internazionale che ha inventato il diritto di asilo, ma che ora cerca di tenere i potenziali rifugiati il più lontano possibile dai propri confini. Vedi Frontex vedi Triton, sistemi di sicurezza non di accoglienza. Proteggere le frontiere dai barbari e piangere su FB le disgrazie.

come poteva andare a Saidu.

“Fuggo dal mio villaggio, rieco a raggiungere la capitale. Mi rivolgo all’ambasciata Danese, mi fanno entrare, ascoltano la mia storia di persecuzione, vengo riconosiuto come rifugiato politico. Gli parlo di mio fratello che vive a Copenaghen da anni, prendo un aereo e con la mia famiglia lo raggiungo. Forse un giorno tornerò al mio paese.”

CREARE CANALI UMANITARI, TUTELARE IL DIRITTO DI ASILO, ARRESTARE I TRAFFICANTI

 

L.M.

 

 

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La storia di F.

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F. quest’anno si è iscritta all’università. E’ una studentessa modello, ottimi voti alle superiori e tanta voglia di cominciare il percorso universitario.

F. è di cittadinanza Ivoriana, ma è in Italia da una vita, la sua lingua madre è l’italiano anche se parla un’ottimo francese, le sue amiche sono tutte qui, le scuole le ha fatte qui ecc.. La sua famiglia purtroppo però non è più qui.

Sua madre, un’inferimiera Ivoriana immigrata in Italia alla fine degli anni ’90 è morta nel nostro paese a causa di una meningite ( contratta sul luogo di lavoro ) quando F. aveva 14 anni.

F. è stata affidata alla zia che convive con un cittadino italiano ed è riuscita comunque ad andare avanti, a superare un lutto importante in un’età difficile, finire gli studi e ricrearsi una vita nel nostro paese.

A 18 anni però l’affidamento finisce e bisogna pensare a rinnovare il titolo di soggiorno.

Ci sarebbero due possibilità: un’estensione dell’affidamento fino ai 21 anni ( cosa consentita dal Tribunale dei Minori solamente in rarissimi casi ) oppure provare comunque un rinnovo per motivi familiari a carico del compagno della zia.

Scegliamo la seconda ipotesi, la prima è decisamente impraticabile.

La questura rifiuta il rinnovo e intima a F. di portare un contratto di lavoro, unica possibilità per poter estendere il permesso di soggiorno. Quindi la giovane matricola F. si dovrà trovare un lavoro di qualsiasi tipo per poter rinnovare il permesso di soggiorno, con la speranza che questo non la distolga dagli studi e dalla carriera professionale che sogna dal primo giorno di scuola.

Se fosse stata una cittadina italiana avrebbe potuto dedicarsi completamente allo studio, contando sul supporto della zia convivente, invece niente, deve lavorare.

La legge potrebbe aver privato questo paese di una brillante dottoressa e aver contribuito all’aumento dei precari a vita.

Un sempregrazie a Bossi, Fini e Maroni.

La Madre di tutti i Mali

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Quello che vedete qui sopra e che vi invito a leggere attentamente è un documento della Questura indirizzato ad un cittadino.

Ora chi sarà il sign. X a cui è indirizzato e che con il suo comportamento illecito pregiudica le risorse del nostro paese, altera il debito pubblico e la bilancia di equità del sistema tributario?

Un evasore totale?

Il dirigente di una ditta che ha sottratto milioni al fisco italiano?

L’ AD di qualche azienda con falsa ragione sociale in Lussemburgo?

Il falso proprietario di uno Yacht affittato in nero a Montecarlo?

Satana?

No, molto probabilmente delle persone menzionate qui sopra se ne parla sui giornali di gossip o come ultima notizia del TG Tetteeculi di turno.

La lettera, che è un rigetto di carta di soggiorno ( provvedimento con il quale viene ritirato il permesso di soggiorno a un lavoratore extracomunitario e comunicata l’espulsione dal nostro paese ) è indirizzata al sign. D e a sua moglie, anzi in realtà le ricadute più importanti le avrà sulla vita delle loro due bime di 8 e 5 anni.

Chi è il sign. D.

D. è di origine marocchina, in Italia ormai da circa 15 anni. Vive e lavora nel nostro paese ininterrottamente per quasi 13 anni della sua vita.

Nel 2009 succede qualcosa, la ditta chiude e rimane a casa. Questo ” qualcosa” dal 2009 è successo a qualche centinaio di migliaia di lavoratori, italiani e non, presenti nel nostro paese: fallimenti, delocalizzazioni, chiusure, esuberi. L’hanno definita la crisi occupazionale peggiore dal 1929. Quindi non è che dipende da D. ecco, sciuramente non da lui.

D. non si affligge e cerca di barcamenarsi in qualche modo, apre una piccola attività di edilizia ( imbianchino ) per pochi mesi e si arrangia  tra un lavoretto  e l’altro, frequenta corsi di formazione, ma purtroppo non riesce a trovare nulla. Qualcosa deve pur fare, non può aspettare le false promesse di datori di lavoro che dopo mesi di “messa in prova” parlano di assunzioni regolari, mai pervenute.

Per un pò di tempo va avanti così, ci sono le bimbe, devono andare a scuola, mangiare, vestirsi. I servizi sociali del Comune gli danno una mano.

Fino a quando non deve rinnovare il permesso di soggiorno di sua moglie. Ed è a quel punto che gli viene consegnata la lettera.

Le forze dell’ordine si scagliano convinte contro la madre di tutti i mali, contro l’evasione fiscale portata avanti da D. negli ultimi 3 anni.

Adesso, preso atto che si tratta solo di un’ipotesi, perchè per quanto ne sa la polizia, che non vive a casa del destinatario della lettera e non accompagna sua moglie a fare la spesa al discount,  il sign.D potrebbe avere un fratello multimilionario in Francia che in questi due anni lo ha mantenuto iniettando indirettamente capitale nella fiacca economia del nostro paese.

Ma anche se l’ipotesi fosse reale e D. abbia effettivamente lavorato in nero  per qualche tempo ( ovviamente contro la sua volontà ), quanto potrà mai aver inciso sul bilancio nazionale?

5.000 di contributi INPS non pagati?10.000?

Ecco per questa cifra D e la sua famiglia di 4 persone potrebbero essere rispediti in Marocco contro la propria volontà.

Le bimbe ormai perfettamente inserite, proprio all’inizio del percorso scolastico dovranno tornare in un paese di cui ignorano persino la lingua.

 

Qui sotto vi incollo un pò di notizie riguardanti reati di evasione fiscale in Italia solo nell’ultimo mese:

 

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Ecco.. non credo di dover aggiungere altro.

 

La storia di G.

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G. è entrato in Italia dieci anni fa. Scappava dalla Liberia.

Nel 2003 la situazione in Liberia era a dir poco instabile, era appena finita la guerra civile scoppiata nel 1999 e altri gruppi di guerriglieri cominciavano a fare la loro comparsa.

G. scappa come molti dei suoi connazionali, il tragitto che lo aspetta è quello calcato da centinaia di migliaia di migranti che cercano di raggiungere le coste del nord Africa per imbarcarsi verso l’Europa.

Molti suoi compagni durante il percorso perdono la vita o vengono respinti dalla polizia libica, la storia è quella che emerge da quasi tutti i migranti che dall’Africa centrale sbarcano sulle nostre coste.

Arriva a Lampedusa, presenta una domanda di asilo politico a Porto Empedocle e , una volta preso un permesso per protezione sussidiaria, si dirige in Nord Italia per cercare lavoro.

G. non ha difficoltà a trovare un impiego, è un gran lavoratore. Anche se le  condizioni di impiego sono impensabili per un paese civile: lavora per anni in un’azienda di pulizie, turni sfiancanti e diritti negati , ma non è nulla in confronto a quello che ha passato in Liberia.

Lavora praticamente sempre, vive con dei suoi connazionali, non ha problemi a rinnovare il titolo di soggiorno, dopotutto fa parte di una categoria protetta, ad ogni rinnovo deve barcamenarsi un po’ in attesa dell’esito della commissione, ma il permesso ce l’ha , il lavoro pure. Magari in qualche altro paese avrebbe anche diritto a qualcosa in più , visto che scappa da un conflitto , però G. non si lamenta e continua a lavorare.

Fino a che arriva la crisi occupazionale. I primi a saltare sono i lavoratori stranieri, molto spesso non in quanto stranieri , ma perché occupati in settori particolarmente colpiti dalla crisi e con contratti che non garantiscono un minimo di tutela.

G. si trova a casa nel 2012, per la prima volta, dall’oggi al domani.

In giro non si trova più niente, G. non è riuscito a mettere via dei risparmi. In questi anni tutto quello che avanzava dalle spese fisse veniva mandato in Liberia. Il reddito manca, l’affitto salta, G. si trova per strada.

Dormire nei parchi sfianca il corpo e la mente. Lui, titolare di un permesso per protezione sussidiaria, fosse stato in Germania avrebbe diritto ad un alloggio in quanto rifugiato , in Italia si trova su una panchina o rimbalzato da un asilo notturno all’altro. E’ depresso, vulnerabile, inizia a berci su e la sua condizione peggiora. E’ difficile presentarsi per dei colloqui quando vivi per strada, il lavoro diventa una chimera. G. però non chiede l’elemosina , non si arrende. Denuncia il suo vecchio datore di lavoro ( mancano un pò di stipendi e tutto il TFR) e non perde occasione per verificare lo stato della vertenza all’ Ufficio competente.

Ha tutto nello zaino che si porta appresso, gli rubano il cellulare. G. non lo sentiamo per un po’.

Ora è tornato, ha trovato qualche lavoretto in nero e alcuni suoi connazionali hanno deciso di ospitarlo.

Lui che ha lavorato per quasi 10 anni  nel nostro paese per la legge è come se fosse sbarcato ieri sulle nostre coste.

Il pregresso non influisce in nessun tipo di pratica.

G. è forte, è caduto e sta cercando di rialzarsi.

Forse qualcun’ altro non ce l’avrebbe fatta.

Di scucire davvero. No Cie.

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Di scucire davvero 

Dignità al limite
mi cucio sulla bocca:

Cucirmi la bocca col filo
per pungerti 
negli occhi
questa mia unica 
vita
così insopportabile

A Roma - Ponte Galeria -,
e in altri inverosimili ponti 
del paese,
per legge
un centro ti accerta:
si chiede
chi sei.

Per poi respingerti
- per legge -
oltre la frontiera.

Oltre lo stivale 
ipocrita
razzista
che pensa di pulirsi
scaricando il getto delle pompe
su uomini spersi
in nuda fila,
Intanto reclusi come 
per reato.

Al tuo ultimo
sbadiglio, ti saluto così, 2013:
unendomi ancora 
a chi chiede 
di nuovo
di abolire leggi sbagliate
Di chiudere con l'inciviltà.

Di scucire davvero 
dalle carni
quel filo:
e ridare terra alla speranza,
Che siamo fatti di orizzonti 
veri

TIZIANA ALTEA

NEWSLETTER DICEMBRE 2013 – Area Migranti CGIL Monza

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La storia di S.

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[ri-càt-to] s.m.
  • • Intimidazione, di carattere materiale o morale, con cui si costringe una persona a pagare una somma di denaro, a compiere atti contrari alla sua volontà; estens. pressione psicologica, in senso scherz., richiesta a cui è impossibile opporre un rifiuto

Si tratta proprio di questo, la definizione calza.

S. è una ragazza peruviana di 30 anni , in Italia da ormai circa 5 anni , passando da irregolare a regolare cavalcando una delle tante sanatorie del nostro paese.

Lavora come Colf , presso un’anziana signora. Cioè è inquadrata come Colf, ma le sue mansioni riguardano anche la cura e l’assistenza di una persona non autosufficiente. Quindi è una Assistente familiare, ma viene pagata come una Colf.

S. ha un bimbo di 13 anni in Perù, l’ha visto solo una volta negli ultimi 5 anni, appena ha preso il permesso è corsa a trovarlo finalmente con la sicurezza di poter rientrare in Italia. Il lavoro fortunatamente c’è, quasi sempre, magari a intermittenza, ma il lavoro domestico ha un mercato dinamico e qualcosa negli ultimi anni si è sempre trovato. Adesso invece è più difficile, tanti lavoratori sono a casa e la concorrenza aumenta, non è più così immediato trovare un nuovo lavoro.

S. quest’anno ha deciso finalmente di procedere con il ricongiungimento familiare del figlio, non è pensabile vederlo solo una volta l’anno, poi lei è qui e le piacerebbe che il figlio frequentasse le scuole del nostro paese. Già è stato difficile all’inizio, come ragazza madre, ha dovuto abbandonare le scuole e tutto il resto, adesso la lontananza potrebbe rendere le cose ancora più difficili.

Ok , facciamo il ricongiungimento familiare, i documenti del lavoro ci sono, la residenza pure, il reddito anche. La pratica parte e si aspetta che la Prefettura convochi il richiedente per la verifica dei documenti.

Poco prima della convocazione notiamo però che il contratto esiste, ma i contributi no. Lavora nello stesso posto da ormai un anno , ma all’INPS non risulta alcun contributo. Il datore di lavoro è un’anziana signora , il contratto però è gestito dal figlio. S. decide di far notare la cosa al figlio della signora, dicendo che questa mancanza, oltre a non essere legale, potrebbe influire negativamente anche sulla procedura di ricongiungimento appena avviata.

Il figlio della datrice di lavoro, non se ne preoccupa, è cosciente di non aver pagato i contributi, anzi, l’ha fatto proprio apposta, per la serie ” Denunciami pure tanto il datore di lavoro non sono io ” [….si però è tua madre].

S. viene a discutere la cosa , quello che le viene proposto è ovviamente una denuncia contributiva e successivamente una vertenza, per gli straordinari non pagati e l’inquadramento errato ( Colf invece che Assistente Familiare ).

E qui si inserisce il ricatto di cui abbiamo una chiara definizione all’inizio della storia.

S. non è convinta, sicuramente qualsiasi mossa comprometterebbe il suo rapporto di lavoro e di conseguenza il ricongiungimento con il figlio. Vorrebbe chiudere un’occhio su tutto, pagarsi i contributi e mollare il lavoro una volta che il bimbo entra in Italia. La legge , la costringe a fare così, la incastra tra la voglia di riavere finalmente suo figlio vicino e la rabbia per dei diritti negati.

S. però non ci sta, farsi prendere in giro in questo modo è troppo, si convince e vuole andare avanti con la denuncia. E’ ottimista, troverà un altro lavoro , comunque sia non tornerà più a lavorare in quella casa, le dispiace per la signora, però non esiste; è sempre stata corretta, ha accettato di tutto, ore in più , sabati e domeniche per non ricevere nulla, neanche il rispetto del contratto più fragile di tutto il panorama lavorativo. In qualche modo, magari tra qualche mese, tutto si sistemerà e potrà concludere finalmente il ricongiungimento familiare.

S. ha denunciato. Molti , moltissimi si trovano in situazioni di questo tipo. Il ricatto nella maggior parte dei casi funziona e si tende ad accettare qualsiasi cosa , per rinnovare il permesso , per ricongiungere un familiare , per diventare cittadini italiani.

Ecco , questa è una legge che da troppo tempo funziona così , pone le sue basi sull’estorsione dei diritti.

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