GIORNATA MONDIALE CONTRO IL RAZZISMO

AGAINST

In Sudafrica, il massacro di Sharpeville. La polizia apre fuoco su un gruppo di dimostranti di colore uccidendone sessantanove e ferendone 180. La manifestazione è organizzata dal Pan Africanist Congress per protestare contro la cosiddetta pass law, il decreto governativo che obbliga tutti i cittadini sudafricani neri ad esibire uno speciale permesso se fossero stati fermati in un’area riservata ai bianchi. La notizia del massacro crea un’ulteriore escalation della tensione fra i neri e il governo bianco. In risposta al diffondersi della protesta, il 30 marzo il governo dichiara la legge marziale.

In ricordo del massacro, il 21 marzo si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale contro il Razzismo, indetta dalle Nazioni Unite.

La strada è lunga e le discriminazioni razziali ancora permangono, in tutti i luoghi, culture, popoli.

Area Migranti

Annunci

INTEGRAZIONEMIGRANTI La Newsletter Multilingue

Dal 19 Febbraio sul Portale http://www.integrazionemigranti.gov.it è disponibile una newsletter che raggruppa le notizie e le informazioni legislative che riguardano i cittadini stranieri in Italia.

Qui il link della Newsletter in italiano
Questo è il link per la consultazione in 9 differenti lingue
 

Area Migranti CGIL di Monza

ARTICOLI INTERESSANTI #IMMIGRAZIONE

Una serie di ricerche e interessanti articoli di questi giorni  sul tema immigrazione:

– DA  E-MENSILE ON LINE DI EMERGENCY —– “Italia, immigrazione: la linea dura delle espulsioni è un flop”

– DA ASGI – Il diritto di cittadinanza alla prova delle seconde generazioni. Rapporto ANCI

– DA STRANIERI IN ITALIA : L’immigrazione nei programmi dei diversi schieramenti

Area Migranti CGIL di Monza

PROTEZIONE UMANITARIA PER MIGRANTI SFRUTTATI- NOTA O.I.M.

DA http://www.italy.iom.in

L’OIM: PROTEZIONE UMANITARIA PER I MIGRANTI SFRUTTATI CHE DECIDONO DI DENUNCIARE I DATORI DI LAVORO

Le proposte dell’ Organizzazione Internazionale per le Migrazioni alla luce dell’imminente recepimento della Direttiva europea sullo sfruttamento lavorativo

Roma, 22 giugno 2012 – Offrire ai migranti la possibilità accedere alla giustizia e di denunciare i datori di lavoro che li sfruttano prevedendo una protezione umanitaria “ad hoc”.
Questo uno dei principi che, per l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), dovrebbero caratterizzare  il decreto legislativo licenziato dal Parlamento italiano e ora nelle mani dei Ministeri del Lavoro e dell’Interno. Si tratta del recepimento della Direttiva europea (la 2009/52/CE) che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano migranti irregolari.

“Il recepimento della Direttiva europea”, spiega José Angel Oropeza, direttore dell’Ufficio di coordinamento OIM per il Mediterraneo, “porterà novità estremamente importanti nel panorama normativo italiano: la direttiva infatti configura una pluralità di sanzioni di carattere, finanziario, amministrativo e penale a carico dei datori di lavoro che renderà il sistema sanzionatorio efficace, proporzionato e dissuasivo”

Se però introdurre norme sanzionatorie nei confronti degli sfruttatori è sicuramente importante, occorre al contempo prevedere anche il rilascio di un permesso di soggiorno umanitario convertibile per i migranti sfruttati che decidono di denunciare i loro aguzzini”, spiega Oropeza. “Infatti, allo stato attuale, qualora un migrante dovesse decidere di denunciare lo sfruttatore, non solo non sarebbe protetto contro eventuali ritorsioni, ma dovrebbe essere addirittura denunciato dalle autorità a causa del reato di immigrazione clandestina.”

Nell’accogliere con favore l’imminente innovazione legislativa, l’OIM suggerisce al Governo di tenere in considerazione tutti gli ‘indici di sfuttamento’ previsti dal nuovo reato di “caporalato” introdotto nel 2011. Tali indici includono: la sistematica retribuzione dei lavoratori in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali, la violazione della normativa relativa all’orario di lavoro e al riposo settimanale, la violazione della norme di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, la sottoposizione a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative particolarmente degradanti.

L’OIM sottolinea inoltre l’importanza di prevedere una chiara definizione del “datore di lavoro” e di chiarire che non si tratta soltanto dell’ “intermediario” – il cosiddetto “caporale” – ma di tutti quanti traggano un ingiusto profitto dallo sfruttamento del lavoratore. Occorrerebbe inoltre anche garantire che sindacati, associazioni di tutela, e gli stessi ispettori del lavoro o le forze dell’ordine, una volta rilevata la situazione di sfruttamento, possano assistere il migrante nella presentazione della denuncia o intervenire d’ufficio.

Allo stesso tempo l’Organizzazione suggerisce al Governo di prevedere, anche se non esplicitamente richiesto dalla Direttiva, un periodo di “riflessione” o di “ravvedimento” per il datore di lavoro che, posto davanti alle conseguenze penali delle nuove norme, ritenga più coveniente regolarizzare la situazione legale del migrante irregolare.

“Negli scorsi anni, come OIM, abbiamo avuto l’occasione di scoprire e denunciare vari casi di sfruttamento: migranti che in totale assenza delle minime condizioni igieniche, di sicurezza, e senza nessun tipo di tutela legale, erano costretti a lavorare per 12 ore al giorno o anche più”, racconta Oropeza. “Spesso per pochissimi euro ma a volte anche senza aver nessuna garanzia di pagamento da parte del datore di lavoro.”

“Si tratta di una realtà purtroppo ancora abbastanza diffusa in varie parte della penisola, e in modo particolare nel settore agricolo. Ci auguriamo che l’introduzione della nuova normativa possa dare inizio a una vera e propria rivoluzione culturale e che gli episodi di sfruttamento lavorativo in Italia possano finalmente aver termine”, conclude Oropeza.

S.O.S DIRITTO ALL’UNITA’ FAMILIARE – MONZA E MILANO

CGIL-CISL-UIL MILANO E MONZA E BRIANZA , scrivono ai Ministri Cancellieri e Riccardi chiedendo una soluzione immediata per le pratiche di ricongiungimento richieste allo sportello unico di Mlano.

Il tempo di attesa sfiora ormai i due anni , con le conseguenze drammatiche che questo comporta dal punto di vista affettivo ,relazionale e sociale.

Senza contare che in questo modo viene reso difficilmente esegibile un diritto , quello all’unità familiare che è  sancito per legge.

Le camere del lavoro di Monza e Milano , con CISL e Uil hanno sottoscritto la lettera destinata ai Ministri competenti chiedendo una soluzione di quella che è un’anomalia a livello nazionale.

QUI TROVATE LA LETTERA

Quanto si può restare al paese di origine con la carta di soggiorno

Ricordiamo che è possibile permanere fuori dall’europa al massimo per 12 mesi di seguito. Se il titolare di carta di soggiorno ( permesso CE per soggiornanti di lungo periodo ) risulta assente dal territorio dell’Unione Europea per piu’ del periodo concesso ( 12 mesi ) gli viene revocata la carta di soggiorno.

Nell’ultimo periodo infatti aumenta il numero di persone che per motivi economici fanno tornare i familiari al paese per diversi mesi , e , non conoscendo la normativa sforano il periodo concesso di assenza dal territorio. Prestate attenzione perchè se il periodo eccedente di assenza non viene giustificato con validi motivi ( degenze in ospedale , motivi di salute ecc..) si corre il serio rischio di vedersi rigettato il titolo di soggiorno.

qui l’articolo del testo unico:

7. Il permesso di soggiorno di cui al comma 1 e’ revocato:

a) se e’ stato acquisito fraudolentemente;
b) in caso di espulsione, di cui al comma 9;
c) quando mancano o vengano a mancare le condizioni per il rilascio, di cui al comma 4;
d) in caso di assenza dal territorio dell’Unione per un periodo di dodici mesi consecutivi;
e) in caso di conferimento di permesso di soggiorno di lungo periodo da parte di altro Stato membro dell’Unione europea, previa comunicazione da parte di quest’ultimo, e comunque in caso di assenza dal territorio dello Stato per un periodo superiore a sei anni.

MAXIEMENDAMENTO , SORPRESA!

Nel nuovo maxiemendamento non c’è traccia del rinnovo dei contratti per il personale impiegato presso gli sportelli unici immigrazione delle prefetture e gli uffici immigrazione delle questure.

Si tratta di circa 650 giovani lavoratori  con contratti a tempo determinato ormai da diversi anni che hanno ormai una competenza elevata della legislatura in merito e tengono in piedi i servizi relativi ai cittadini extracomunitari. Servizi essenziali che concretizzano dei diritti sanciti per legge come per esempio il ricongiungimento familiare o la richiesta di cittadinanza.

Ora questi lavoratori grazie ai quali vengono garantiti i diritti di cittadinanza di centinaia di migliaia di nuovi cittadini se nessuno interverrà , verranno lasciati a casa e senza il loro lavoro i servizi a cui abbiamo accennato subiranno dei rallentamenti esorbitanti. Basta pensare che con la forza lavoro attuale il SUI di Milano impiega un anno e mezzo a chiudere una pratica di ricongiungimento familiare, figuriamoci senza il personale addetto.

ecco il comunicato:

Comunicato stampa di Antonio Crispi, Segretario Nazionale Fp-Cgil

Un delicatissimo servizio del Ministero dell’Interno in materia di immigrazione rischia di vedere ridimensionata la propria capacità di erogazione di una prestazione a favore dei cittadini extracomunitari e dei cittadini italiani che sul lavoro degli immigrati fanno affidamento.Nel maxiemendamento in corso di approvazione non c’è traccia di un intervento diretto al rinnovo dei contratti in scadenza il 31 dicembre prossimo di 650 lavoratori a tempo determinato che svolgono, ormai da 8 anni, in maniera esclusiva la propria attività lavorativa agli Sportelli Unici per l’Immigrazione presso gli U.T.G ed agli Uffici Immigrazione delle Questure.

Il Ministero non ha voluto reperire le risorse necessarie ad assicurare la copertura di una spesa per il rinnovo dei contratti per dei lavoratori che garantiscono con professionalità i diritti di cittadinanza nel nostro Paese e non ha presentato alcun emendamento in tale senso.

Nell’impellenza di tagliare le spese nel settore pubblico sotto il commissariamento della Unione Europea si colpisce quello che non è uno spreco ma una risorsa da valorizzare e rendere, invece, stabile proprio per la delicata funzione svolta che è e deve restare pubblica.

Il Ministro Maroni al suo ultimo atto ha mostrato tutta la sua indifferenza alle sorti di 650 lavoratori e del servizio erogato da importanti strutture del Ministero.

La FP-CGIL non accetta tale ridimensionamento e avvierà tutte le iniziative possibili, confrontandosi anche con le altre organizzazioni sindacali confederali, affinché il nuovo governo si assuma la responsabilità di operare un’azione di giustizia garantendo il servizio attraverso la proroga dei contratti e la salvaguardia dei posti di lavoro.

Roma, 11 novembre 2011

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: